
al
canto dei satiri moderni,
baccante sublime, Amy sta.
Amy
volteggia, Amy ride.
Amy
ama., e piange sui vetri.
Amy
bacia.Non bacia i suoi satiri, bacia i suoi artisti.
Poeti, studiosi, artisti nella penna.
Ed Amy non sa, ma la penna dell’artista, scrive ed ama solo per lei.”
Orribile.Orribile l’attesa.
Noi 3 eravamo al LA hospital da più di un ora ormai.
Angel camminava avanti e indietro per il corridoi, mentre Wesley guardava fisso davanti a se.
Io mi sono mangiata le unghie fino a perdere sangue.Ero in ansia. E le conseguenze della sbornia della notte prima si facevano già sentire.
Parlo ovviamente solo della voglia di vomitare o del mal di testa.
Wesley non mi aveva neppure guardato durante il tragitto in ambulanza.L’unica persona che aveva scorto la mia lacrima scivolare sulla guancia era un’infermiera bisognosa di una ceretta.Ma era meglio così.
Di Darla non sapevamo nulla. Angel disse ai medici che mentre ballavano era caduta e aveva preso a gridare e piangere per poi svenire.
Non sapevamo cosa fosse. Wesley ha parlato di qualche malattia esotica o roba simile.Ma Darla non è mai uscita dagli stati uniti.Bè, è andata in viaggio di nozze con Angel in Iralanda a Galway, ma quello mica è un posto esotico.
Sentimmo all’improvviso un suono metallico.la sala dove stava Darla era ora vuota.
Ci chiedemmo se la sala fosse vuota perché era andato tutto bene o era andato tutto male, ma nessuno lo disse ad alta voce.
Uscì un medico biondo, sulla quarantina, che ci sorrise.
-è tutto a posto-
Angel disse una parolaccia, giusto per scaricare la tensione, e Wesley mi abbracciò.Eravamo troppo felici a pensare a complicazioni di eventi futuri e passati.
-Allora…cos’era?-chiesi io.
-Bè…è semplicemente un sintomo…bè..la signora ha bevuto alcolici stasera?-
-2 martini-fece Angel preoccupato
-Bè, può capitare in questi casi…-
-Quali casi?-chiese Angel allarmato.Allarmato soprattutto dai troppi “bè”.
-Bè ecco…ma non lo sapete?Bè, allora forse sarà meglio che ve lo comunichi la paziente di persona.-
Ci fondammo nella camera 124, dove trovammo Darla, col viso un po’ sbiancato, i capelli in disordine.
-Come stai?-
-Sto bene…stiamo bene.-
Cadde il silenzio.
-Sei…-non potevo crederci.
-Sono incinta!-
Angel, inaspettatamente, scoppiò a piangere.In futuro avrebbe sempre negato questo atto poco virile, ma pianse di felicità abbracciando Darla.
Anche io ero felicissima.Quasi dimenticai il bacio della sera prima e che la sera avrei dovuto replicare il mio spettacolo.
A mezzogiorno del giorno dopo, io dormivo ancora, così ritardai gli allenamnti ed arrivai tardi alle prove con una cera terribile.
Lisa ebbe un bel daffare per truccarmi e acconciarmi i capelli.
Lo spettacolo andò bene.Il bis ci fu chiesto di nuovo, ma ballando la Giselle, no pensai a Wesley.Avevo l’impressione che quel bacio avesse segnato la fine ancora prima di aver la minima idea di iniziare.
Lindsey mi aveva detto, mentre indossavo l’abito arancio dietro il paravento, che in sala c’era il governatore della California, Sfarzenegher, e una stilista di cui non ricordava il nome.
-Il Boston theatre vuole presentare 4 spettacoli.Li inserirà nel programma estivo eliminando opere tipo il Don Giovanni.
-Bellissimo ma visto troppe volte- aveva detto il direttrore del Boston Theatre.
Avevo ricevuto richieste da Boston, Miami, Oklahoma, Springfield E Kentwood.Ero felice per questo, ma Lindsey lo era di più.
Quando lo spettacolo finì, indossai rapidamente i pantaloni e la camicetta e uscii dal teatro.Fui fermata da una banbina bionda, che era accompagnata dalla madre.
-Miss Burkle- disse –anche io faccio danza, sa?Però non riesco a fare i salti come i suoi…-risi.
Le regalai un libretto che avevo in tasca:erano libretti portatili con immagini dei più famosi balletti.
Me li aveva datoi il direttore del teatro.
La bimba sorrise e mi diede una bacio sulla guancia allontanandosi.
Riflettei su come tornare a casa:dell’autobus non se ne parlava, la stazione era lontana, Angel era con Darla in ospedale.
Mi diressi verso l’entrata del teatro, componendo il numero del servizio taxi.
-Fred!-
Mi voltai sorpresa.Era lui.
-Sono venuto a prenderti- fece.
-Grazie-
Mi avvicinai all’auto.
-Ho riguardato lo spettacolo, mi è piaciuto di nuovo.-
Risi.Lilah non c’era ma non chiesi perché.
Non volevo parlare.Non volevo parlare della sera prima.
Facemmo metà del tragitto in silenzio.
Riflettei.Cosa avevo da perdere?
-Wesley…devo parlarti di una cosa importante.-
Lui deglutì.
-Lo so-
Sospirai e presi fiato.
-Ecco il bacio di ieri…-
E’ stato importante .Sexy. Inatteso. Desiderabile. Strano. Sbagliato. Pieno d’amore.Ma non lo dissi.lui mi fermò.
-Lo so, Fred.è stato un grande errore.Tu eri ubriaca, ed io ne ho approfittato.Non avrei dovuto ballare con te, anche se non mi è dispiaciuto.Io sto con Lilah da quasi sei mesi, e baciarti è stato un errore.Non parliamone più, ok?-
-Frema l’auto!-avrei voluto gridare. Scendere, e gridare, scagliando le mie scarpe scomode lontano, bestemmiando Lilah e Wesley, bestemmiando l’amore che mia aveva preso, ferito e buttato via.
Invece assentii in silenzio.
-Hai ragione.- sussurrai.
-Tutto come prima?-
-Si- feci.
Eppure, anche se quella del bacio era stata una notte alquanto negativa mi aveva sorpreso.Non immaginavo che avrei ballato così con Wes.Ho ancora in testa il sogno che feci 2 anni prima.
-Si Wes…posso confessarti una cosa?-stavo ridendo.
-Cosa?-fece lui.
-Una notte ti ho sognato ballare- trattenevo a stento le risa.
-Era così orribile?-
Glielo raccontai.Era una festa a casa di Cordy, nel mio sogno.Lui ballava come un papero, battendo le mani e saltellando.Ed Angel faceva lo stesso con una ragazza che aveva incontrato lì.
Ridemmo insieme.
Ovviamente non gli raccontai la fine del mio sogno, in cui lui ed io ballavamo il valzer sotto la pioggia dichiarandoci amore in tedesco.
Ho la fantasia di un’adolescente, lo so.Se non l’avessi, Lorne non sarebbe qui.
Lorne.
Non lo vedevo da due sere prima, quando ero uscita di casa.
Mi chiesi cosa pensasse del mio comportamento.
-Lo trovo sbagliato!-
-eh?-
-Cosa?-fece Wes guardandomi.
-Niente-
Era stato Lorne a parlare. Lo sentii:era dietro di me.
-Lo sai che è sbagliato quello che hai fatto Fred.Lui è l’uomo di Lilah, lo sia.Lo sai che quello che hai fatto ti condannerebbe all’inferno se non fossi già pentita?Ma so che lo sei.-
-Hum-
Non potevo parlare. Ovviamente Wes non lo vedeva. Lorne non era mia apparso quando ero in compagnia di qualcuno.
-Ma io non ti condanno, zucchero.-
Sospirai.
-E tu non devi condannare te stessa.Se non fosso stata ubriaca non l’avresti fatto. Cioè, se fossi stata Jennifer Aniston l’avresti fatto.-
Non mi risultava che Jennifer Aniston avesse baciato l’uomo di qualcun altro.Magari era qualche puntata di Friends chiusa in un angolo della mia memoria.
Non sapevo cosa fare.Avrei voluto rispondere, ma sicuramente Wes mi avrebbe presa per pazza.Così annuii lentamente.
Mi voltai leggermente verso i sedili posteriori e vidi che Lorne già non c’era più.
Il mattino dopo, fu una chiamata di Lindsey a svegliarmi.
-Fred???Fred?-
-Si…sto qua…-feci io, tirandomi indietro i capelli.
-Fred non ci crederai ma ieri sera a teatro c’era la redattrice di Vanity Fair!-
-Davvero?-non avevo mai letto quella rivista, tranne 1 paio di volte dal parrucchiere.
-Si, ed è rimasta molto colpita.Vorrebbero farti un intervista e un servizio fotografico per metterti in copertina!-
Rimasi senza parole.Lo spettacolo era andato in scena solo 2 volte, e Vanity Fair mi voleva in copertina?!
-Stai scherzando???-
-Telo giuro su quanto odio Lilah Morgan-
A sentire quel nome mi ribollirono le vene.-Ti credo allora.-
Ascoltai Lindsey parlare per un po’ del mio futuro, assentendo, mentre mi infilavo la gonna.
-Hem…hai idea di quando sarà l’intervista e il servizio fotografico?-
-L’intervista è oggi pomeriggio, le foto le fai domani alle 10.30-
-Wow…-
Non riuscivo a crederci.
-Ti raggiungo.Dobbiamo concordare alcune cose che dirai nell’intervista. –
-Ok…a dopo-
Chiusi la comunicazione e scesi correndo le scale.
Nell’atrio, trovai Angel, Gunn, Lilah, Wesley e Darla, inaspettatamente in piedi.
-Ti hanno fatta già uscire?-
-Si tesoro…non era nulla di grave…e poi l’ospedale costa!- sorrise.
-Sai Fred, stavamo decidendo il nome del bambino.- feceLilah.
-In verità Lilah stava elencano i nomi che dobbiamo necessariamente dare al nostro figlio, o figlia.
Lilah proponeva Merope come nome da donna, ma Wesley mi ha detto che è un nome da uomo .- disse divertito il futuro papà.
-Era un re Libico.-dissi io- L’ho studiato al liceo. –
-Ma la madre di Voldemort si chiamava Merope!- gridò Lilah pestando i piedoi.
-In che film?-chise Gunn.
-Nel 6 libro, idiota!-
Alzammo tutti gli occhi al cielo.Era proprio insopportabile.
-Io proponevo Charisam come nome.- fece Wesley.
-Io direi Holly!- sorrisi.
-Si---Holly è carino.-Angel mi sorrise.
-Io proponevo Passion come nome- fece Spike –Ma Darla mi ha lanciato una pessima occhiata.- ridemmo, mentre Spike guardava ridendo la bionda, mentre Darla lo guardava storto.
-Caffè?-Wesley mi porse una tazza blu.Accettai con un sorriso.Mi fece male il cuore ripensare alla sera prima, quando mi aveva detto, in auto, che il bacio era stato un errore, che non doveva…ma io avevo baciato lui…non dovevamo ballere…il mio sogno…e quel bacio…
-Ragazzi, devo dirvi una cosa.-
-Si voltarono verso di me.
-Farò un servizio fotografico e un intervista- sorrisi eccitata- per Vanity Fair!-
Darla urlò correndomi in contro.Adorava Vanity Fair.
-.Tu?Per Vanity Fair?- mi chise incredula Lilah.
Non sapevo se sentirmi offesa o lusingata.Optai per la prima opzione.Mi misi difronte a lei con le mani sui fianchi.
-Si.Qualche problema?- la guardai con odio.
Mi guardò sorpresa, poi incrociò le braccia.-Ninte…stavo solo pensando al negozio in cui dobbiamo fare shopping.Ma non penso che Victoria Secret abbia reggiseno tanto imbottiti come servono a te.-
Calò il silenzio.Sentii le lacrime avvicinarsi.Ho sempre odiato il mio seno, che è rimasto piccolo mentre quello delle amiche cresceva.
Wesley la tirò da un braccio.
-Adesso basta Lilah.Oggi stai veramente dando i numeri.
-Cosa?- la donna era arrabbiata.
-come mai ce l’hai col mondo???Sei sempre così acida…- Wesly gridava.Era davvero infuriato.
Noi altri assistevamo muti alla lite.Ed io mi seniti malignamente appagata.
-Tu sei pazzo Wesley!-
-Tu sei pazza, vattene subito!-
Le lanciò la sua costosissima giacca di Valentino ed indicò la porta.
Quella indignata girò i tacchi senza neppure salutare.
Wesley ci guardò affranto e corse nella sua stanza.
4 ore dopo, mi trovavo in auto con Darla e Spike.
Lui aveva deciso di accompagnarmi e Darla aveva insistito per venire.Angel doveva lavorare, così…eccoci qui.
Darla mi disse:-Stai attenta a chi ti intervista.Se è un servizio di copertina, potrebbero mandarti 5 ersone: Abel Storm, ma non te ne devi preoccupare.Lui fa solo servizi su Britney o Kledy Klum.
Poi, c’è Simona Sarbx.lei è scrupolosa e molto tecnica, abbastanza arcigna:sorridi, o potrebbe scrivere che sei depressa.-
Annuii, stropicciandomi l’abito che avevo alla prima dello spettacolo.
-Poi, potrebbe intervistarti Carl Twister, ma è difficile,perché dovrebbe essere a Chicago ora.
Potrebbe parlarti la direttrice, che è simpatica e dolce.
Oppure potresti capitare con Loise Smith:lei è interessata più al privato che alla professione, come tutte le lettrici del resto.-
-Ok…sono calma…sono calma –
Arrivammo davanti alla sede del giornale.
-In bocca al lupo Fred-si girò Spike- ricordati di citarmi-
Sorrisi e uscii dalla macchina. Gli uffici all’interno erano pieni di fiori e segretarie.Donne isteriche gridavano su bozze non corrette e foto coi colori sbagliati.Mi cominciarono a sudare le mani.
Avevo fatto la manicure ed ero andata dal parrucchiere, che mi aveva arricciato1 po’ i capelli.
-Ti devi essere la ballerina-
Mi volati.Una donna magra, dai capelli rossi scuro, mi sorrideva.
-Si sono io.Fred Burlke.Piacere-
-Sono Luiselle Smith, ma puoi chiamarmi Loise.-
Accidenti.Questa era la pettegola.
-Vogliamo accomodarci?-
Entrammo in una camera molto grande, con dei divani intorno ad un tavolino di cristallo con un vaso di Peonie.In fondo alla stanza c’era una scrivania, sotto la luce della finestra che dava sui grattacieli.
Ci sedemmo.
-Un the, cara?-
-Si grazie- dissi gettando all’indietro i capelli.
Sorrisi:ero pronta.
Un’oretta circa dopo ero fuori dagli uffici del giornale.Un uomo dall’accento francese mi aveva ordinato di presentarmi alle 8 la mattina dopo per il set di foto.Mi aveva preso rapidamente la taglia e il numero di scarpe ed era scappato via borbottando.
Probabilmente quello era lo stilista, o il fotografo, non saprei.
Mi avvicinai ad uno di quei bar con i tavolini che danno sulla strada.Mi accomodai in un tavolo che dva proprio sulle auto in corsa.Un camerire si avvicinò.
-Un caffè, grazie.-
-Si, Logan, si…lo so, torno domani, te l’ ho detto!Senti, questa visita è un occasione…lo so,il processo è domani, ci sarò…ciao…si…ti amo…-
Mi voltai.
-Veronica?-
Quella mi guardò stupita.
-Frd?!-
Si alzò e mi corse in contro.
-Fred da quanto tempo!-
Le feci segno di sedersi accanto a me. Afferrò la borsa e si mise al mio fianco.
-Allora, che mi dici Fred?Non ci vediamo da…quanto?4 anni?-
-5…-
-A si, da quando sei scappata di casa…ed io che pensavo che fossi in posti tipo messico, o roba simile, invece siamo nello stesso stato!-
-Già…mi sorprende che tuo padre non sia venuto a cercarmi!-
Veronica Mars.è mia cugina.Vive a Neptune, qui in California. Il padre è un poliziotto.cioè, ex.
Keith Mars è stato licenziato dalla carica di sceriffo più o meno l’anno scorso, quando, alla morte della migliore amica di Veronica, Lily Kane, aveva incolpato il padre di quest’ultima.
Ma poi, Aabel Koonz, un ex dipendente del signor Kane, aveva confessato l’omicidio.
Una storia agghiacciante.
-Mio padre fa il detective privato, adesso.-
-Davvero?-
-Si…pensa che ha scritto un libro sull’omicidio di una mia amica…-
-Lilly Kane?Si…l’ho letto su internet.
- Lilly….si…Sai, abbiamo scoperto il vero assassino.-
-Non era Abeel Koonz?-
-No…era una montatura… è una storia lunga…ti basti sapere che il vero assassino era il padre del mio ragazzo, che era l’ex di Lilly.
-Oh..-ero senza parole.Non immaginavo che la vita della mia cuginetta, allora dodicenne, sarebbe diventata…così.
-Scusa, ma Duncan non era fratello di Lily?-
Sorrise.
-Io e Duncan ci siamo lasciati un po’ prima della morte di Lily.Sto con Logan, ora.-
-E Logan- dissi sorseggiando il mio caffè-. È il figlio dell’assassino della sua ex. Hum.-
Non potevo crederci.Era una storia troppo surreale, e tutto stava accadendo troppo in fretta.
Veronica mi raccontò tutto, bevendo il suo thè, mentre io sempre più shoccata ascoltavo l’ultimo anno di vita di mia cugina.
-Dio mio…-
-Lo so…-
Restammo in silenzio per qualche secondo.
-Senti, Veronica…che ci fai qui, a LA?-
-Sono qui per una visita all’UCLA-
L’università di Wesley.
-Si…sono incerta se fare la domanda qui, l’anno prossimo.
-Ah…-
Io al college sono andata solo 3 anni, poi ho smesso.
-Esei qui per…-
-Visitare gli alloggi, il campus, salutare il preside o cose simili e farmi amico qualche professore.-
-Un mio amico lavora lì.-
Veronica mi guardò sbalordita:
-Davvero?-
-Si…se vuoi te lo presento!- Io presentavo Wesley a mia cugina.Mah…
-Ok …ho la macchina.-
Salii sull’auto di Veronica, indicandole la strada dell’Hotel.
-Allora..parla un po’ di questo Wesley Windam coso.-
-Si chiama Wesley Whindam Price.-
Durante il tragitto, le spiegai la storia dell’Hotel, del fatto che ci vivevamo tutti insieme, di Wesley e Darla, della mia sbronzata e del bacio, di Lilah e della discussione in auto.Senza accorgermene, una lacrima solcò la mia guancia.
-Lo ami?-
Veronica era seria.
La guardai.
I suoi occhi azzurri, perfetti con i capelli biondi, dimostravano una maturità apparentemente inadatta alla sua età.
-Più di ogni altra cosa al mondo.-
Senza sorridere, si voltò verso la strada, senza proferir parola per tutto il tragitto.
Arrivati all’Hotel, mi aggiustai i capelli e il viso guardandomi nello specchietto.
Nella Hall c’era Angel, che studiava attentamente le bollette.
-Ragazzi, chi è stato l’ultima volta nella stanza 123?-
-Spike!- fece Darla guardando dubbiosa suo marito.-Perché?-
-Ha usato una quantità industriale di acqua! Ma che, ha fatto il bagno per tutta la notte?-
-Può darsi-
Si voltarono verso di me, che gettai la borsa sulle scale.
-Ragazzi, vi presento mia cugina Veronica.Deve visitare l’università.-
-La mia?-
Veronica si voltò verso di meper cercae un segno di emozione, ma penso che non ne abbia trovati.Invece, dentro di me il cuore batteva, e avevo voglia di piangere.
-Si, Wes, quella.-
Veronica si avvicinò a lui.
-Ciao,io sono Veronica.Tu dovresti essere Wesley, vero?Fred mi ha parlato molto di te.-
Avrei voluto morire.La solita Veronica.
-Oh..-fece lui sorridendo-Spero fossero cose positive.-
-Non tutte- fece veronica togliendosi la giacca.Poi rise.
-Wes- feci io per cambiare discorso-dato che Veronica deve visitare l’università, magari…-
-Si-fece lui.-non c’è problema..-
L’uomo si tese per afferrare la giacca sul bancone.
-Tu vieni?-
Risposi di si.Stavo infilando la giacca quando mi squillò il cellulare.
-Pronto?-
-Fred, dove cazzo sei?-
Risposi sorpresa al tono adirato di Lindsey.
-Sono in albergo,perché?-
-Come perchè?!Sono le sei,alle 8 c’è lo spettacolo!-
Lo spettacolo l’avevo dimenticato.
Chiusi la comunicazione.
-Wesley, mi dai un passaggio in teatro?-
-C’è lo spettacolo anche stasera?-
-Si, ma l’avevo completamente dimenticato.-
-Uscimmo in fretta, mentre Veronica domandava cosa fosse lo spettacolo.
-Tua cugina- spiegò Wesley.-è una ballerina bravissima, e ha uno spettacolo di danza classica tutto suo in teatro.Non lo sapevi?-
-No…avevo letto di una cosa del genere sul giornale…lo spettacolo si chiamava the dream…-
-The dancer dream-òla corressi.
-Perchè “the dancer dream”?_
Non potevo spiegare.Non potevo spiegarle proprio in quel momento.La questione del sogno, del mio sogno.Wesley stava guidando.
Io ero accanto a,lui, e potevo sentire il suo odore, avrei voluto baciarlo, ma sapevo che non potevo. Lui era di un'altra.
Voltai la testa, mentre una lacrima mi bagnava la guancia.La stessa lacrima che aveve bagnato il sedile di quella macchina nella conversazione più dolorosa della mia vita.
Un ora dopo ero già vestita e truccata, e stavo facendo qualche esercizio.Decidemmo di fare come bis, nel caso fosse richiesto, la Giselle, come la prima volta.Il mio cuore saltò un battito.
-Scusate.-
Mi avviai in camerino e chiusi la porta.
Scivolai a terra lentamente, piangendo.
Non aveva futuro il mio amore per lui. Mai. Il mio bacio non era stato nulla.
Mi portai la mano alla fronte, senza smettere di piangere.
Afferrai il pettine vicino a me e lo scagliai con forza contro lo spechchio che si frantumò.
Il dolore era troppo. L’amore non ricambiato strazia i cuori…e non è come nelle commedie d’amore per dodicenni, dove tutto finisce bene.Semplicemente nulla inizia.
-Fred?-
Mi asciugai le lacrime in fretta.
-è tutto ok?-
-Si Lindsey,va tutto bene.-
Potresti uscire, per piacere?C’è una giornalista che vuole intervistare sia te che Spike.-
-Si…arrivo…-
Le domade della donna furno più o meno le stesse di Vanity fair.
Seavevamo progetti in tv, se eravamo felici dei risultati, se eravamo impegnati sentimentalmente eccetera.Ma non fece la domanda che, in quello studio, nell’intervista della mattina,aveva distrutto tutte le mie barriere.
La donna ci disse che avrebbero fato delle foto durante lo spettacolo. Sorridemmo, e la donna andò via.
-Oddio…-fece Spike.
Non risposi.
-Perché piangevi?-
Lo guardai-Mi hai sentito?-
-Tutto il teatro ti ha sentita.Io ho detto alla gente che c’era una tua amica con te nel camerino.-
-Grazie-
-Spike, Fred…andiamo, iniziamo!-
Spike mi prese per mano, e ci avvicinammo al palco.Sentii l’orchestra intonare i primi suoni.Lisa mi ripassò la lacca sui capelli, e lo spettacolo iniziò.
Tra un battimano e l’altro, danzai Chjaekosky, Bach, Strauss ma anche autori moderni pressoché sconosciuti.
Per il ballo del can can, riscossi un interesse il arioso:la folla rideva nei momenti più comici, e questo non poteva che farmi piacere.
E quell’ora di salti, pliè e giravolte si concluse.
Entrai in camerino levandomi le scarpe.
Il mio cellulare si illuminò.
Sorrisi, era Veronica.
“Il balletto è bellissimo, non è palloso come sospettavo.E lui è stato una compagnia fantastica.Ti aspettiamo al solito posto (o almeno, lui dice che è il solito.)”
Mi pettinai, ed indossai un jeans e una camicia.Non mi truccai neppure.Sarebbe stato inutile.
All’uscita, vidi Lindsey che parlava con una donna, bionda platino, di circa 50 anni.
-Eccola..Fred!-
Mi avvicinai.
-Lei è miss Stevens, un’insegnante di danza classica.-
-Piacere- dissi tendendole la mano.
-Ho bisogno di un favore, signorina Burkle.-
-Mi chiami Fred.-
All’uscita dal teatro, vido l’auto di Wesley.Accanto, c’era lui, con uno smoking impeccabile.
Veronica aveva un abito blu, acquistato evidentemente per l’occasione.In auto vidi che c’era Darla, stretta ad Angel.
-Ragazzi, ciao!-
Abbracciai Darla,e mi sedetti accanto a lei.
Veronica mi seguì.
-Prima che tu me lo chieda.-disse-l’abito è di Darla.-
-Lo usavo un sacco di tempo fa…non mi entra più…-
-Angel tossì, emettendo un suono che sapeva tanto di “grassa”.
-Scemo!-Darla lo schiaffeggiò sorridendo.
-Scherzo…sei bellissima…- ed iniziarono una sessione di baci da scandalizzare chiunque.Distogliemmo tutti lo sguardo, chi imbarazzato (io e wesley) e chi irritati(veronica).
-Alora.-fece Wes-rimani a Dormire il hotel stanotte?-
-Se a mister piovra va bene, per me è ok.-
Ovviamente Angel non sentì le parole di veronica.
-Sarà di sicuro d’accordo.-
Stemmo in silenzio per un po’, quando io parlai.
-Stasera è venuta a vedermi una donna, Cinthia Stevens. MI HA chiestoUN FAVORE.-
-Cosa?-chiese Veronica.
-C’è un ragazza al St GIULIOS, l’ospedale dietro il municipio.
Lì è ricoverata una sua alunna.è insegnate di danza classica.-
-cosa?-chiese Wes.
-Dovrei passare domani, all’orario che mi fa più comodo, a trovare una bambina, Silvia, si chima Silvia.-
Sospirai.
-Ha un tumore allo stato terminale.-
Darla ed Angel si staccarono.
.Sta per morire?-fece Darla.
-Si.Purtroppo al che mio sarebbe sta inutile, si sono accorti del danno troppo tardi.La bambina sarebbe voluta venire allo spettacolo, alla prima, aveva già i biglietti, ma è stAta ricoverata perché si è sentita male. E ora pIange tutto il giorno perchè i medici non la fanno uscire.-
-.Vuole vedere te?-
-Si…-
Darla pianse in silenzio.È sempre stata sensibile per queste cose.
-Vorrebbe che passassi a trovarla.Per dirle di non mollare.Penso che dovrei illuderla che potrà star bene, non so.Ma non posso non andare.
-Ti accompagno io, se la tua auto è ancora rotta-
-Grazie Veronica,ma tu non puoi.Devi andare da Logan.-
-Già…-
Silenzio.
-Ti accompagnerei io, ma esco presto la mattina,e tu devi fare il servizo fotografico alle 8.-
-Ed io vado da un’amica per tutto il fine settimana- fece Darla.
-Domani è sabato, no?-feceWes.
-Si-
-Domani non lavoro, ti porto io.Sarei dovuto andare a pranzo con lilah, ma lei capirà.-
Una fitta mi prese.Non sapevo se essere felice che lui avesse lasciato l’appuntamento con Lilah oppure no.
- Grazie- fu tutto ciò che riuscii a dire.
Veroncia mi prese la mano, sussurrandomi:
-Fred, ti voglio bene.-
La mattina dopo Veronica parti presto.
-Chiamami- feci.
-Ok.-
Darla ed Angel uscirono dopo poco.
-Io esco- fece Wes.
Ma sarò a casa entro le due.
-Ok-
Mi incamminai verso al stazione.Presi il primo treno per il centro,per fare il servizio fotografico.
Ancora non potevo crederci. A solo una settimana dalla prima del “Dancer dream” Vanity Fair voleva mettermi in prima pagina.
-Ci sono già siti i costrizione su di te…-fece lei.
Cercando su google, io non avevo trovato altro che recensioni dello spettacolo.
Arrivata in centro, mi avviai a passo spedito verso l’edifico dove dovevo fare il servizio.
L’uomo francese del giorno prima, mi strattonò per un braccio,portandomi in un camerino.
Lì, subii una sessione di trucco lunga mezz’ora, mentre sentivo il francese gridare che il rosa non sta bene col rosso.
Dopo il trucco, provai una miriade di vestiti, mentre il francese criticava ogni imperfezione, seppur impercettibile.
-
Finì che , per le 16 foto da fare, indossi per prima cosa un paio di shorts di jeans e una canottina bianca.
Con degli orecchini grandissimi e dei tacchi vertiginosi, mi fecero stendere, con alle spalle un fondale giallo oro, e il vento artificiale che soffiava.
Posai in maniera diversa, finché gridando il francese mi trascinò di nuovo nel camerino.
Mi fece indossare un abito rosso, molto attillato, facendomi truccare di nuovo, togliendomi gli orecchini.
Sta volta, posai in un vero e proprio set.Era un giardino artificiale, con delle colonne di finto marmo.Poggiata a quelle colonne, o semplicemente vicina, posai per altre fotografie, per poi cambiarmi di nuovo.
Sta volta, misi un costume da bagno a pois rosa, indossando una gonna di jeans davvero corta.
Senza scarpe, posai sul prato artificiale, che mi provocò un prurito indimenticabile.
Un ragazza mi portò nel camerino, congedandomi porgendomi delle buste con gli abiti che avrei dovuto ed avevo indossato nel servizio, e dicendo che le foto erano belle, e che aveva letto lì’intervista ed era interessante e bla bla bla.
Scesi in strada, e decisi di passeggiare un po’.
Feci un giro per negozi, e comperai un abito per Darla.Era premaman, si sarebbe infuriata…
Presi il treno per tornare verso l’Hotel, quando il cellulare squillò.
Era un messaggio di Veronica:”Logan è stato assolto.Mi sento troppo male per questa faccenda.Forse dovrei lasciarlo.”
Non risposi:pensavo che lasciare Logan potesse essere un grande errore per Veronica, ma non volevo dirglielo.Non mi avrebbe ascoltato.
Osservai gli abiti nelle buste. C’erano cose di Cavalli, Dolce e Gabbana, ma anche Marche come miss Sixty e altre che non conoscevo.
Il treno stridette.ero arrivata.
In pochi minuti, ero già in Hotel.
-Wes?-
Il solo pensiero di passare tanto tempo con lui, prima mi avrebbe resa felice, ora mi faceva solo venir voglia di piangere.
-Wesley?-
Non rispose.In cucina non c’era. E neppure nello studio.
Alzai il telefono:non stava parlando con nessuno. Dov’era?Aveva detto che alle 2 sarebbe tornato, ed erano le 3 e mezzo.
Salii lentamente le scale.
-Wesley?Dove sei?-
Mi avvicinai alla sua stanza.
Bussai alla porta, ma non ottenni risposta.
Allora entrai.Non ero mai stata in camera sua.
La prima cosa che mi chiesi fu se Lilah era mai stata qui.
“certo che si, stupida” pensai.
La camera era perfettamente ordinata.I muri erano verdini, come il copriletto e le e tende.Il muro era spoglio, a parte un quadro astratto sopra il letto.
Sul pavimento c’era un tappeto azzurro, e la sua scrivania di mogano era accanto alla parete.
In tutto quell’ordine, un solo dettaglio stonava:buttato distrattamente, sopra un’ordinata pila di libri, c’era un foglio a righe, un po’ spiegazzato.
Mi avvicinai per prenderlo.
Era la grafia di Wes, un po’ pasticcita, che aveva tracciato quelle parole.Inizai a leggere:-
“E la musa danzava,
al canto dei satiri moderni,
baccante sublime, Amy sta.
Amy volteggia, Amy ride.
Amy ama., e piange sui vetri.
Amy bacia.Non bacia i suoi satiri, bacia i suoi artisti.
Poeti, studiosi, artisti nella penna.
Ed Amy non sa, ma la penna dell’artista, scrive ed ama solo per lei.”
Era una poesia.una poesia davvero strana.
Satiri e filosofi?E chi era Amy?
Ricordai di una poesia che Darla aveva trovato nei suoi pantaloni facendo il bucato, un anno prima.Parlava di una sirena castana, ma non riuscimmo mai a capire di chi parlasse.
Angel lo chiese a Wesley, ma non ci ha mai voluto dire la risposta dell’uomo.
Amy…che nome…sembra uno di quei nomi che si danno alle bambole, o…
Tutto ad un tratto. Folgorante. Ricordai.
4 anni prima,era morta mia nonna, Drusilla, questo era il suo nome.Era stata una donna belle e devota, da giovane, ma la vecchiaia l’aveva rimbambita un po’.
Non ricordava mai i nostri nomi, ci scambiava per i suoi amici già defunti, o pensava di essere ancora a Praga, lì, nel suo letto d’ospedale.
I miei l’avevano ricoverata qui, a Los Angeles, ed io avevo atteso per ore che se ne andassere.Poi, ero entrata in camera, dove mia nonna mi aveva riconosciuta.
-Bambolina, tesoro…-mi chiamava così da piccola.
L’abbracciai piangendo.
Wesley, Darla e Gunn erano venuti in ospedale con me, per non lasciarmi sola…
Entrarono tutti nella stanza, in silenzio.
-Chi sono loro, stellina?-
-Sono i miei amici, nonna.-
-Avete conosciuto mia nipote Amy, vero?-
Tutti si voltarono verso di me, che sorrisi a stento.Mia nonna aveva la testa un po’ offuscata.
-Tesoro, Amy cara, spero che i tuoi amici non si dimentichino di me e te, e tornino a pensarci a volte.-
-Lo faranno, nonna.-
Mia nonna si era addormentata.Ed io e gli altri eravami usciti, senza sapere che quella notte mia nonna avrebbe spirato.
La ballerina. Amy.Bacia gli studiosi e i poeti.Ama e ride. Piange sui vetri.
Era possibile che wes stesse parlando di me?Che Amy fossi io?che il pianto sui vetri significasse che m’aveva visto?Che Amy bacia i poeti e gli studiosi..e l’artista della penna fosse lui?
Non sapevo.
La testa prese a girarmi.Eppure quella poesia sembrava riferita proprio a me.No dovevo farmi illusioni. Eppure..
-Fred…che fai?-
Mi girai.Era Wesley, che sorrideva sulla porta.
-Hem…niente…-
Vide il foglio tra le miei mani.
Si avvicinò barcollando-Dove l’hai preso?-
Aveva un riso cattivo sul volto.
-Hem..era qui…-
-Sai, Amy, non si entra nella stanza degli altri senza permesso.-
.Si avvicinava sempre di più.Aveva un aria strana.Istintivamente indietreggia.
-Chi è Amy?-chiesi ioi
-Chi credi che sia, puttana?-
Riamsi stupita dalle sue parole.
-Sei un puttana, Amy…vai in giro con quegli abiti…e mi baci ballando…non si fa…-
Finii spalle al muro.Ed iniziai ad aver paure.
-Non va bene…Amy, no…-
Si avvicinò a me.Mi mise ditro l’orecchio una ciocca dicapelli.E rapido e violento, mi baciò.
Non c’era dolcezza, non c’era inibizione.Un bacio profondo.Davvero.
Lo allontanai.
-Wesley, hai bevuto…-
Eraubriaco.
-Ho bevuto…- fece ridendo- e ho preso un po’ di questi-
tirò fuori dalla tasca una boccetta arancione di plastica.C’erano delle pillole dentro.
-Ti sei drogato?-ero sconvolta.
-Un po’…-siavvicinò, baciandomi di nuovo.Era impetuoso.Forse troppo.
-Wes..ti prego…-
Ma lui non accennava a smettere.
All’improvviso mi sbattè a terra.e si avvicinò.
-Non farlo più Am,y…non tentarmi mai più..-
E si gettò a terra su di me.Mi chiesi cosa volesse farmi.Gli diedi un calcio, e lui si scostò, dolorate.
-Ti avevo avvertito Amy…-
Continuava a chiamarmi Amy.
Non avevo mai visto Wesley in quello stato…aveva gli occhi rabbiosi, ma rideva come uno scellarto.Mi chiesi quanto avesse bevuto.
-Non si toccano i fogli degli altri…-
Mi bloccò verso la parete col suo corpo.Mi guardò negli occhi.Avevo paura.
Ed io, anche se non era il momento, lo baciai.Sena più chiedermi cosa mi avrebbe fatto.Ma cosa io avrei fatto a lui.
CONTINUA…