Neigeville

Ep. 1.02 “Invisible people

 

by Gennarus

 

Starring:

Eliza Duskhu è Faith

Seth Green è Oz

DB Woodside è Robin Wood

Guest Starring:

 

 Emilie de Ravin è Rose Saulnier

 

Gérard Depardieu è Monsieur Reneaù

 

 

 

 
Nel  precedente episodio di Neigeville…

 

Robin “Oh mio Dio. E’ stato sbranato un uomo. Oz, credi  di essere stato tu?”

Oz “Non lo so l’unico licantropo in questa zona sono io…almeno credo”

 

Rose “Beh…io…sono un lupo mannaro…e sono sicura che uno di voi lo è…lo sento, lo avverto”

 

Robin “Abbiamo trovato dei peli di lupo mannaro. Questa notte gli ho analizzati ed…beh o scoperto che sono…mi dispiace Rose…ma sono peli di un licantropo femmina. Hai ucciso tu quell’uomo!”

 

 

 

Barletta, Italia

 

“No…no, non può essere…non è possibile…no…io ti rinnego...NO…NO….NOOOOOOO”

Nelle strade di Barletta, antica città del sud Italia, in uno dei palazzi del centro storico era insolito sentir urlare Monsieur Reneaù. Questi era un tipo tranquillo, che si era trasferito in città da pochi anni. Era sulla cinquantina, alto, abbastanza robusto, con capelli leggermente lunghi e chiari, occhi scuri e parecchi vizi: donne, fumo e giuoco d’azzardo. Aveva un immenso patrimonio, tant’è che aveva comprato uno dei palazzi più grandi della città. Molti lo disprezzavano per la sua proverbiale avarizia. Spesso lo si vedeva setacciare le strade alla ricerca  di qualche monetina. I maligni, o le pettegole, se preferite, dicevano che utilizzava lo stesso abito da anni!

Per strada spesso si sentiva dire “Ha un patrimonio immenso, spende migliaia di euro in puttane e poi va a cercare monete per strada …”

Quella volta le persone, nel sentire urlare Reneaù, accorsero tutte sotto il portone del grande palazzo in cui egli alloggiava.

“Signore…signore Reneaù…cosa succede?…su Ruggerino chiama la polizia…questo è impazzito”

Un bambino così corse nel proprio appartamento e dopo aver parlato con un agente ritornò dalla madre.

 

Neigeville, Canada

 

Il sole sorgeva illuminando il piccolo paesino. I suoi raggi si specchiavano nel lago che era più limpido che mai.

Nel suo appartamento, Faith, non aveva la minima intenzione di alzarsi dal letto. La notte precedente si era coricata alle tre del mattino, dopo ore di divertimento in discoteca e non solo.

“Su, alzati Faith…oggi hai il colloquio per “Pizza Planet”. Se non ti presenti in orario non hai la minima possibilità di essere assunta” Robin cercava di destare Faith.

Entrambi erano coperti da un lenzuolo bianco. In Canada, nonostante fosse luglio, la temperatura non superava i quindici gradi e quindi era necessario coprirsi.

“Uhm…lasciami in pace Robin…ho sonno…” rispondeva Faith con la voce di una che stava ancora dormendo. In effetti era così.

“Allora devo utilizzare la forza!” esclamò Robin con un tono alquanto malizioso. Così detto questo gettò via il lenzuolo e si mise a cavalcioni su Faith.

“O ti alzi oppure…”

“Oppure?” chiese curiosa Faith che si era improvvisamente destata.

“Oppure…niente…ormai ti ho svegliata…appena senti parlare di “utilizzare la forza” diventi più attiva che mai” così Robin si levò da Faith e, completamente nudo, si diresse verso la cucina.

“Vestiti imbecille…” gridò Faith al suo compagno “…anzi no…rimani così!”

Robin si vestì e dopo aver fatto una rapida colazione comunicò “Io vado dall’edicolante”

Faith, ancora con indumenti intimi, non rispose. Stava divorando avidamente della marmellata conservata con cura in una piccola boccetta di vetro.

Robin chiuse la porta sbattendola sonoramente. Si diresse, con passo tranquillo, verso l’edicola del vecchio e barbuto uomo. Lì comprò uno dei giornali locali e cominciò a leggere:

 

IL SINDACO DI NEIGEVILLE PROMETTE CHE NON CI SARANNO PIU’ CANI RANDAGI IN CITTA’.

 

Dopo l’atroce morte di un uomo, sbranato da cani randagi, il sindaco promette la riapertura del canile cittadino. Nel frattempo Neigeville vive nel terrore.

 

“Tsk…quel vecchio rimbecillito fa tante promesse che non mantiene mai. L’ultima volta promise di istallare l’aria condizionata in ospedale…non è che sia molto utile con le nostre temperature però…”

Robin si sforzò di sorridere ed uscì dall’edicola con il giornale in mano.

 

 

***

 

 

In un piccolo appartamento al centro di Neigeville, Rose, stava sistemando dei vestiti in una grossa valigia nera. Il suo volto era coperto di lacrime, che scendevano lentamente rigando il viso pulito della ragazza. Non aveva ancora superato il trauma di aver ucciso, sotto le sembianza di un lupo mannaro e quindi inconsciamente, un uomo. La ragazza non poteva convivere con il pensiero di aver ucciso un essere umano. Era una cosa immonda. Credeva di non poter restare un minuto in più a Neigeville. Qui c’erano persone che conoscevano il suo segreto e che sapevano cosa aveva fatto. Ma Robin, Faith ed Oz non avrebbero rivelato a nessuno il “grande segreto” di Rose.

La ragazza uscì dal suo appartamento con la valigia nera. Scese le ripide scale di pietra ed uscì dal grande portone di legno del suo palazzo. Scendevano ancora lacrime dal suo viso. Quando camminava vedeva le persone girarsi per guardarla. Tutti notavano la sua disperazione. Camminava a testa bassa, con un passo veloce e nervoso. Fu proprio questo il motivo per cui non vide Oz. I due si scontrarono e sussultarono subito dopo.

“Oh…ehm…ciao! Come va?” salutò Oz con un lieve tono di’imbarazzo.

“Oh…c-c-ciao…non ti avevo visto” rispose nervosa Rose

“Neanche io” sorrise il licantropo “Dove vai?”

“Oh…no…no…non è quello che sembra…cioè…io…”

“Stai partendo?” domandò Oz che aveva intuito tutto.

“Ehm…si!”

“Ma per quale motivo?” domando Oz contrariato e dispiaciuto “ E’ forse colpa nostra? Perché conosciamo la tua doppia personalità? Noi non diremo niente…non c’è niente di male nell’essere un lupo mannaro”

Rose emetteva suoni privi di significato, non sapeva cosa rispondere. Le lacrime, ora, scendevano con un ritmo sempre più frenetico.

Oz afferrò la ragazza per le braccia e le disse “Non andare via”

Ma proprio mentre stava terminando la frase la ragazza scomparve.

Il licantropo si vide scomparire Rose tra le mani. Tutte le altre persone che camminavano attorno a lui scomparvero insieme alla ragazza.

“ROSE…ROSE…DOVE SEI?” gridò il licantropo.

Nessuno rispose. Si udivano solo alcune grida d’aiuto.

Oz non capiva cosa stesse succedendo. Com’era possibile che più di venti persone erano scomparse contemporaneamente? Camminò per dieci metri come per cercare di scorgere qualcuno. Controllò dietro le macchine aspettandosi che qualcuno sarebbe uscito gridando “Scherzetto!”, ma niente di tutto questo accadde.

Uhm…forse è un incantesimo di Rose…l’avrà fatto per scappare da me e per sbaglio ha coinvolto tutti gli altri…ma no, no…non può essere…Rose non è una strega…o forse si?

La mente di Oz si arrovellava attorno a questo dilemma apparentemente incomprensibile.

L’unica cosa da fare è andare da Faith e Robin…forse loro non sono stati colpiti da questa…maledizione.

Così Oz, pensato questo, si diresse verso casa di Faith e Robin. Salì le scale del condominio e bussò. Nessuno rispose. Bussò un’altra volta e la porta si aprì:

“Chi è?…oh…esiste ancora qualcuno che si diverte a fare questi scherzi imbecilli”.

Oz udì chiaramente la voce di Faith e capì che anche lui era invisibile agli altri anche se si riusciva a vedere.

Proprio mentre la ragazza stava chiudendo la porta, non avendo visto nessuno, Oz infilò il proprio piede in quella piccola fessura che rimaneva tra la porta semichiusa e l’infisso di quest’ultima.

Faith provò a chiudere con maggiore insistenza la porta.

“E’ inutile che ci provi Faith…c’è il mio piede lì in mezzo…e mi stai solo facendo male!” esclamò sarcastico Oz.

La cacciatrice sobbalzò. Aveva udito parlare il nulla o era…

“Oz?” domandò tra lo spavento e la curiosità Faith.

“Si…sono io. Sono invisibile, come lo sei tu. Credo che sia un incantesimo”.

La ragazza tentò di rispondere ma non ci riuscì. Le sue labbra cercavano di formulare una qualche risposta a quell’affermazione ma senza alcun risultato.

“C’è Robin lì con te?” domandò Oz.

“No, non è qui…è andato in edicola”

Il licantropo rifletté un po’ sul da farsi poi i suoi pensieri furono interrotti da una (quasi) euforica Faith:

“A…aspetta…ora tu vuoi dire che non mi riesci a vedere e che nessuno mi può vedere”

“S…si” rispose un perplesso Oz che non trovava nulla di entusiastico in tutto ciò.

“Quindi tu non vedi ciò che sto facendo ora” domandò una sempre più entusiasta Faith che mimava strane espressioni con il viso per cercare di testare la veridicità delle affermazioni di Oz.

“No!” esclamò Oz che cominciava a seccarsi.

“Allora possiamo fare baldoria per la città!” urlò in preda alla felicità la cacciatrice.

“Ehm…no Faith, dobbiamo cercare di risolvere questa situazione” rispose imbarazzato Oz.

“Uff…e va bene…andiamo a cercare Robin!” esclamò annoiata Faith.

“Bene…andiamo!”.

Oz cominciò a camminare per il pianerottolo del condominio ma si fermò improvvisamente.

“Faith?” domandò. Si accorse che la cacciatrice non lo stava seguendo.

Dopo poco udì un urlo di rimando provenire dall’interno della casa:

“ASPETTA…MI STO VESTENDO…STO ARRIVANDO”

“E…E…ERI NUDA?” domandò imbarazzato il licantropo.

Nessuno rispose.

Poi si udirono dei passi raggiungere Oz ed una voce maliziosa domandò subito dopo” Ti piacerebbe vero?”.

Oz capì che la ragazza era ormai accanto a lui.

I due cominciarono a scendere rapidamente le scale. Giunsero in giardino. Entrambi riuscivano a capire la loro posizione grazie al rumore delle scarpe che s’incontravano con l’asfalto.

Dopo qualche minuto di imbarazzante silenzio Oz chiese con una certa incertezza:

“Ehm…Faith…ma…ma tu…sei ancora…cattiva?”

Si udì una fragorosa risata provenire da Faith. La ragazza, terminato quel momento di ilarità, rispose: “No, Oz…non ti preoccupare…ora sono ‘un paladino della giustizia” disse la cacciatrice tra le risate.

“Oh. E quei problemi con Buffy…sorpassati?” domando ancora imbarazzato Oz.

“Beh…ultimamente abbiamo avuto un chiarimento. Ora siamo ‘amiche’. Ho fatto ‘pace’ anche con tutto il resto della combriccola” rispose sarcastica Faith. Poi, dopo poco, questa riprese “A proposito…non ti ho visto più con loro…cosa è successo… ti hanno cacciato o sei andato tu via?”

Oz era imbarazzato, non voleva rispondere. Preferiva non ricordare il fatto che non era più il fidanzato di Willow e che lei era diventata…beh…lesbica.

“Sono andato via io” rispose il licantropo in un sussurro.

Faith capì di essere stata indiscreta e così per evitare ancora lunghi silenzi disse:

“Oh…ecco…siamo quasi arrivati. Robin dovrebbe essere lì dentro!”

 

 

***

 

 

Con il giornale in mano, Robin camminava per la piazza principale del piccolo paese canadese.

Stranamente a quell’ora non c’era nessuno. Gli occhi dell’uomo perlustravano attenti ogni angolo ma non si vedeva neanche l’ombra di un cane.

Che strano posto pensò Robin Un giorno le strade sono affollate…il giorno dopo il deserto più assoluto. Tsk!

 

 

***

 

 

Rose non capiva ciò che stava succedendo. Fino a poco prima Oz era di fronte a lei poi…scomparso.

Eppure aveva sentito la sua voce…aveva sentito le urla delle persone…ma quali persone?

Non c’era più nessuno li accanto a lei o nelle sue vicinanze.

La ragazza, spaventata, decise di correre verso la stazione ferroviaria locale, con l’intento di prendere il primo treno per chissà dove.

Percorse le strade desolate, sgombre di qualsiasi forma di vita.

Il terrore assaliva l’animo di Rose che, con passo sempre più incerto, si dirigeva verso un edificio verde di medie dimensioni.

La stazione era un blocco rettangolare di cemento, costruita nella metà dell’Ottocento. Dipinto completamente di verde, aveva un tetto spiovente di color scarlatto.

Due grandi portoni di legno costituivano l’entrata e l’uscita della stazione.

Rose entrò all’interno di quest’ultima e si diresse furtiva verso la biglietteria.

Anche quel posto era completamente desolato. La ragazza cominciava a sospettare che lì qualcosa non andava.

E’ un posto maledetto pensò convinta la licantropa che si diresse verso uno sportello desolato con l’intento di prendere un biglietto e di scappare via da quel posto ‘stregato’.

All’improvviso, mentre era ormai di fronte alla biglietteria, Rose cadde per terra spinta da qualcosa che correva rapidamente.

“Ouch!” sentì esclamare il licantropo che poi disse subito “C’è qualcuno?”.

Silenzio.

Si udiva solo il rumore di qualcosa che fuggiva verso l’uscita.

La ragazza impaurita cominciò a correre in fretta e furia decisa a ritornare a casa propria.

 

 

***

 

 

Faith era ormai innanzi all’edicola. Entrò dentro seguita da Oz e scoprì che neanche lì c’era nessuno…o almeno così sembrava!

La ragazza setacciò il locale agitando le braccia nella speranza di toccare qualcuno, magari Robin. Ma la sua ricerca non ebbe risultati. Dopo essere uscita per strada la cacciatrice esclamò scocciata:

“Uff…che depressione!…ROBIN??? SEI QUI???”

Nessuna risposta.

“Non ci resta che dividerci!” sentenziò mestamente Oz “Io lo cerco in centro, tu perlustra la periferia e le altre zone.

“Uhm…ok…facciamo così” rispose incerta Faith che partì subito alla ricerca del suo compagno nella speranza di trovarlo.

Oz invece cominciò a camminare con passo svelto e deciso verso il centro.

Giunse nella zona in cui aveva incontrato Rose. Poi, cominciò a cercare quella che doveva essere la probabile abitazione del licantropo. Lesse i nomi di tutte le persone residenti in quella zona sui citofoni. Dopo una lunga mezz’ora di ricerche lesse su di un campanello la scritta:

 

ROSE SAULNIER

 

Sempre più deciso Oz entrò in quell’antico edificio ove risiedeva la ragazza. Salì delle ripide scale di pietra e poi, finalmente, trovo l’appartamento di Rose.

Bussò tre, quattro volte nella speranza che la ragazza fosse tornata a casa.

Alla fine, dopo qualche secondo di attesa, la porta si aprì. Oz, d’istinto, infilo il proprio piede nella fessura tra la porta e l’infisso di quest’ultima e poi disse:

“Rose…sono io…Oz”

La licantropa ebbe un sussultò poi domandò tra le lacrime “Cosa vuoi da me?”

“Sei stata tu?”

La domanda di Oz fu troppo impulsiva e aggressiva.

La ragazza ora cominciava a singhiozzare sonoramente. Si udiva sempre più il rumore del suo pianto.

“Hai fatto un incantesimo?” domandò con maggiore insistenza il licantropo.

“N…n…no…io non ho fatto niente…stavo parlando con te e poi tutto e scomparso…sono andata alla stazione…e lì qualcosa mi ha toccato…cosa succede?” la ragazza ora piangeva disperatamente.

Dai suoi occhi sgorgavano solo lacrime…e tristezza.

Oz capì di essere stato troppo brusco con lei. Allora cercò di capire dove fosse la ragazza e, dopo averla individuata, le si avvicinò lentamente, con cautela. Poi cercò di abbracciarla.

Ci riuscì.

Sentì il contatto con il suo corpo. Avvertì alcune lacrime cadere sul proprio vestito, una vecchia felpa verde. Udì i molti singhiozzi che emetteva la ragazza mentre questa abbracciava con maggior vigore il licantropo.

Poi dopo tanti minuti, dopo un lungo pianto, Oz cominciò ad intravedere il corpo della ragazza che man mano si faceva più visibile e nitido. Capì che tutto stava tornando normale, che tutti erano di nuovo visibili.

Ammirò il viso di Rose poi continuò ad abbracciarla.

 

 

***

 

 

Robin camminava tranquillo. Udiva il canto degli uccellini anche se non riusciva a scorgerli. Sembrava che fossero diventati invisibili.

L’uomo apprezzava la tranquillità in cui era immerso l’intero paese. Certo…era un po’ inquietante il fatto che non c’era nessuno per strada a quell’ora…però.

“Ah…che pace!” esclamò felice Robin “E’ un vero e propr…”.

La sua frase fu interrotta. L’uomo inciampò e cadde per terra.

Appena si riprese si girò per vedere cosa aveva provocato quella sua caduta.

Proprio lì, dietro di lui, c’era un clochard seduto per terra che stava imprecando contro Robin.

C…c…come è possibile…lì fino a poco tempo fa non c’era nessuno ed ora è apparso questo tizio dal nulla??? Mah…!

 

Fine Secondo Episodio