Neigeville

di Gennarus,

Starring

Eliza Dushku è Faith

Seth Green è Oz

DB Woodside è Robin Wood

Guest starring

 Emilie de Ravin è Rose Saulnier

Rita Levi-Montalcini è Madame Loriètte

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Ep 1.02 "Wirewolf"

 

Il cimitero di Neigeville si distingueva dai cimiteri di altri paesi per alcune cose.

La prima era che era posizionato al picco del colle che sovrastava la città di Neigeville, in Canada, e quindi il panorama che si presentava era spettacolare. Si riusciva a vedere gran parte del Lago Superiore. La luna si bagnava nel lago offrendo uno spettacolo meraviglioso ai cittadini di quel piccolo paese.

La seconda cosa, e qui molti di voi rimarranno stupiti, era che in quel cimitero ogni notte una ragazza bianca ed un ragazzo di colore facevano passeggiate alla ricerca di vampiri, demoni o entità maligne.

Quella sera la luna piena rischiarava il paesaggio rendendolo inquietante.

I due ragazzi, che di solito, andavano in giro per il cimitero facendo meno rumore possibile, questa volta stavano discutendo.

“Perché siamo venuti oggi, Faith?” domandò scocciato l’uomo di colore. Era alto, con occhi scuri e non aveva capelli. Era abbastanza giovane.

“Cosa facciamo in paese? Almeno qui c’è un po’ di movimento…ho bisogno di sgranchirmi un po’. Gli allenamenti che faccio con te non sono sufficienti” rispose prontamente la ragazza con un tono divertito ma allo stesso tempo annoiato.

“Ma qui non c’è nessuno! E’ da una settimana che non vediamo un solo vampiro” rispose l’uomo “Anche loro saranno andati in ferie, no?”.

“No. Non credo proprio. E poi se vuoi andare in paese vai pure…basta che mi lasci la macchina.” controbatté Faith.

“Tsk…è inutile discutere”

“Già…ed ora zitto”

La ragazza, che era di statura media e con occhi e capelli lunghi e bruni, camminava sicura per il cimitero. Indossava una tuta nera, come il suo compagno, ed in mano portava una vecchia balestra rudimentale.

Improvvisamente qualcosa nel cimitero si mosse. Non erano i due ragazzi. Il rumore proveniva da dietro di essi, da dietro un grande cespuglio. Poi un altro rumore venne da una cripta. Era un vampiro. Stava uscendo dalla sua “abitazione” con passo incerto e furtivo.

“Hai visto Robin? Questa volta c’è qualcuno!” esclamò felice la ragazza al suo compagno. Immediatamente Faith, con un calcio, scaraventò il vampiro su un albero. Questo, poi, cadde a terra sorpreso e inebetito. La ragazza si posizionò a cavalcioni sopra egli e cominciò a scazzottarlo.

“Ti vorrei baciare, ma mi fai schifo! Grazie per aver movimentato la giornata!” gridò eccitata Faith rivolgendosi al vampiro.

Ma improvvisamente qualcosa di peloso e aggressivo, che aveva le vaghe sembianze di un essere umano, ma aveva un muso da lupo, si agitò nel cespuglio. Nessuno ci fece caso. L’attenzione era puntata sul vampiro.

“Come ti chiami? Vuoi che ti dia io il nome?” domandò Faith divertita al vampiro “Potrei chiamarti Occhioner…” la frase fu interrotta dall’essere che si nascondeva nel cespuglio. Questi si scaraventò contro la ragazza e, dopo averla allontanata dal vampiro attaccò quest’ultimo.

Robin si precipitò su Faith per controllare il suo stato di salute. Lei era scossa ma immediatamente si riprese.

“E’ un lupo mannaro, vero?” domandò la ragazza al suo compagno, rialzandosi da terra.

“Si, credo di si”

Così Faith si avvicinò con passo svelto alla bestia, che aveva già ridotto in polvere il vampiro staccandogli la testa, e a sorpresa gli diede vari colpi in testa con la balestra.

Il lupo mannaro cadde per terra svenuto.

“Robin vai in macchina e prendi delle funi spesse. Lo leghiamo” ordinò la ragazza.

L’uomo di colore, così, corse velocemente verso la macchina, che era posizionata di fronte al cancello del cimitero, e in meno di un minuto portò la fune alla sua compagna che legò il lupo mannaro. La corda era spessa almeno dieci centimetri.

Dopo aver fatto almeno dieci giri di fune, legando il busto con le braccia e le gambe e stringendo il muso, i due portarono la bestia in macchina e si diressero verso il paese.

La strada era leggermente dissestata. Spesso la macchina cadeva in buche non più profonde di dieci centimetri.

“Sono sicura che non si sveglierà prima di mezz’ora” disse la ragazza “Appena arriviamo a casa lo leghiamo con altre funi, per sicurezza”

Robin annuì. Stava guidando da cinque minuti. Presto sarebbero giunti alla loro casa, in periferia.

L’uomo non si aspettava che a Neigeville ci fossero dei Lupi Mannari. Era una cosa alquanto strana. Vampiri si…ma Lupi Mannari…

Poco dopo giunsero di fronte ad un edificio circondato da un grazioso giardinetto. La costruzione presentava due piani ed un tetto rosso e spiovente. Aveva i muri di color giallo canarino ed il giardino era circondato da un cancello di sicurezza.

Robin parcheggiò la macchina di fronte al cancello ed aiutò Faith a scendere il lupo mannaro dall’automobile.

Dopo aver aperto il cancello trascinarono la bestia fino al proprio appartamento.

“Meno male che è mezzanotte. Se ci vede la vecchia signora Loriètte ci sommerge di domande. Cosa dobbiamo dire? Che è un peluche troppo cresciuto?” sdrammatizzò Robin.

“Zitto e sali le scale” ordinò Faith.

I due salirono due piani trascinando il pesante fardello che era quel licantropo.

Appena giunti nell’appartamento, poi, rafforzarono i nodi fatti in precedenza ed aggiunsero altre funi per tenere ben stretta la bestia.

“Chi credi che sia?” domandò Robin.

“Di sicuro non è di queste parti” rispose Faith.

“Da cosa lo desumi?”

“Beh…qui sono tutti così tranquilli, tutti così noiosi”

“Non è un motivo valido” controbatté Robin “Ora faccio qualche ricerca sul computer. Forse trovo qualcosa…”

“Ok, ok” disse Faith prendendo una giacca di pelle “Allora io vado in discoteca”

“Cosa? Tu rimani qui per controllare questa bestia…e…e poi qui non ci sono discoteche”

“C’è ne una a cinquanta chilomet…”

“Tu rimani qui!” impose Robin

“Ah si?…e se me ne vado?…cosa fai?…mi rincorri?…o magari…mi picchi?” domandò divertita la Cacciatrice che si avvicinò sensualmente al suo compagno.

“Non è il momento adatto”

“Oh…su! Non essere così rigido e ligio al dovere”

“No Faith…no”

“Oh…beh…allora ciao! Io me ne vado…non mi aspettare sveglio. Ciao” detto questo la ragazza sbatté la porta portando con se le chiavi della macchina.

“Non la sopporto quella ragazza!” esclamò spazientito Robin tra se e se.

Nel frattempo il lupo mannaro si stava risvegliando. L’uomo controllò che le funi fossero ben salde e poi si diresse verso il tavolo dove era posizionato il computer portatile.

La casa era composta da una piccola camera da letto quadrata, un soggiorno, che fungeva anche da sala da pranzo e cucina, ed un piccolo bagno.

Robin andò sul sito internet del “Corriere di Neigeville” per controllare i numeri del mese scorso nel periodo in cui c’era la luna piena. Non risultavano aggressioni. Controllò anche i numeri dei mesi precedenti ma non servì a nulla.

Forse Faith, dopotutto, ha ragione…non deve essere di queste parti…deve essere arrivato in questo periodo, nello stesso periodo in cui siamo giunti noi.

Così pensato questo, Robin, spense il computer. Avrebbe saputo all’alba, quando l’essere sarebbe ritornato umano, se il licantropo era di queste parti o era un forestiero.

L’uomo si sedette sul divano ed accese la TV. Avrebbe aspettato Faith e controllato il lupo mannaro contemporaneamente.

Ma le ore non passarono velocemente e furono abbastanza stressanti. Il licantropo si agitava in continuazione cercando di liberarsi da quelle fastidiose funi. Robin controllava ogni minuto se queste erano salde o meno.

Per fortuna però dopo ore di sofferenze, più psicologiche che fisiche, arrivò l’alba ed arrivò anche Faith.

“Ti avevo detto di non aspettarmi” disse Faith divertita ad un Robin alquanto stanco che non si degnò neanche di risponderle “Wow…che spettacolo…ma…ma…”

Faith inizialmente sgranò gli occhi alla vista del licantropo appena tornato uomo e nudo. Ma subito dopo si pentì di quello che aveva fatto. Di fronte a se aveva una sua vecchia conoscenza, che aveva conosciuto a Sunnydale.

Era un ragazzo basso, con capelli rossi ed occhi scuri. I capelli erano resi ritti per effetto della gelatina.

“Oz?” domandò stupita Faith a se stessa.

“Chi è Oz?” chiese Robin incuriosito e sorpreso.

“Una vecchia conoscenza di Sunnydale. E’ un lupo mannaro” rispose Faith.

“Oh, non l’avevo intuito” disse sarcastico l’uomo di colore.

“Ehm…potreste darmi qualcosa da indossare?” chiese un Oz imbarazzato che si era appena accorto di essere completamente nudo.

“Oh…si, si, certo!” Robin balzò nella camera da letto e prese una maglietta verde ed un paio di pantaloni. Poi li consegnò al licantropo.

Oz ringraziò e poi disse frettolosamente “Grazie per…per tutto. Ora io vado. Grazie ancora”.

Quindi uscì evidentemente scosso dal piccolo appartamento.

“Eppure non dovrebbe essere preoccupato! Gli succede ogni mese…boh…vabbé io vado a letto. Buonanotte” detto questo Faith si spogliò ed entrò nella camera da letto per riposarsi.

Robin, invece, uscì dall’appartamento. Voleva andare in edicola per acquistare il giornale. Lì avrebbe controllato se la notte precedente c’erano state aggressioni.

Così scese rapidamente le scale e si addentrò nelle tranquille vie di Neigeville.

Le palazzine che delimitavano la strada erano tutte molto ordinate e pulite. Robin salì sul marciapiede e andò dritto per circa due minuti. Poi svoltò a sinistra dove trovò di fronte a se l’edicola. Era un piccolo e stretto locale circondato da vecchi scaffali di legno che conservavano giornali, riviste e fumetti. Alla destra era situato un logoro bancone di legno dietro il quale sedeva l’edicolante, ancora evidentemente assonnato.

Robin per poco non inciampò sull’uomo che trovò piegato all’entrata. Quest’ultimo stava osservando i titoli dei giornali locali, che erano posti nel primo scaffale in basso.

“O…Oz?” domandò Robin “Ci si rivede” continuò con un sorriso sforzato.

“Ah…oh…ciao!” rispose l’uomo che era ancora più scosso di prima. Aveva appena letto un titolo alquanto inquietante, che recitava:

 

SBRANATO UOMO NELLE VICINANZE DEL CIMITERO.

LA POLIZIA CREDE CHE SIA STATO AGGREDITO DA CANI RANDAGI.

 

“Oh mio Dio!” esclamò terrorizzato Robin.

“Eh, già! Dopo la chiusura del vecchio canile non si può più stare sicuri qui” borbottò il vecchio e barbuto edicolante con voce rauca.

“Credi…credi di essere stato tu?” sussurrò Robin ad Oz.

“Non lo so. L’unico licantropo in questa zona sono io…almeno credo. Però voglio essere sicuro…di essere io il colpevole. Possono essere stati veramente dei cani randagi. Io vado!” così uscì dal negozio con passo svelto e si diresse verso il centro del paese. Robin lo inseguì gridandogli “Aspetta…vengo anche io…voglio vedere”

“Ok” rispose Oz. Era chiaro che non stava ascoltando l’uomo accanto a se. Era completamente concentrato sull’omicidio della notte precedente.

“Aspetta. Prendiamo la mia macchina. E’ qui vicino” disse l’uomo di colore.

Oz annuì e i due si diressero a passo svelto verso casa di Robin.

Dopo aver preso la macchina, una vecchia berlina bianca di seconda mano, i due andarono al cimitero.

Ad una centinaia di metri da questo, dietro un cespuglio abbastanza folto, erano sparpagliati brandelli di corpo umano. Cranio, piedi ed una mano, tutti rigorosamente insanguinati.

“Non…non ci posso credere…non posso essere stato io!” esclamò un afflitto Oz.

Robin era disgustato da quello spettacolo tanto raccapricciante.

Più in là, di fronte ai resti del corpo, erano parcheggiate un’ambulanza ed alcune automobili della polizia. Uno dei tanti agenti stava discutendo con una giovane donna bionda che richiedeva l’accesso a tutti i costi. Voleva vedere assolutamente il corpo.

“Mi dispiace, signorina. Non è possibile” ripeteva il poliziotto evidentemente scocciato.

Al decimo rifiuto da parte di quest’ultimo la donna cadde sulle proprie ginocchia e cominciò a piangere disperata.

Robin si avvicinò al poliziotto e chiese “E’ una parente?”

“No, signore. Ora la prego di allontanarsi” rispose con tono minaccioso ed autoritario l’agente.

Robin obbedì e si avvicinò ad Oz chiedendogli “Perché piange quella donna? Non è neanche una parente”

Oz in un primo momento non rispose, evidentemente preoccupato da altri problemi, poi disse con tono vago “Forse è un’amica…ma non sembra conoscere il defunto”.

Passarono due minuti di silenzio più assoluto. La donna aveva smesso di piangere e si era alzata asciugandosi il viso bagnato. Poi si allontanò con passo lento e sconsolato dal poliziotto e pian piano si avvicinava ad Oz e Robin.

“E’ sicuramente stato un lupo mannaro…sono sicuramente stato io” esclamò sconsolato il licantropo proprio mentre passava la donna che sentì tutto.

Questa si fermò a fissare Oz con un volto molto sorpreso. Robin, notando che stava osservando in modo maniacale il suo compagno, chiese alla donna “Qualche problema?”

“Oh…no…no…cioè…sì” rispose molto imbarazzata la donna. Il suo viso, prima candido, era diventato rosso per l’emozione. La donna aveva capelli lunghi, lisci e biondi ed occhi chiari che tendevano leggermente al verde. Era di statura media, alta quanto Oz.

“Ho…ho sentito per sfuggita, non…non vi stavo mica spiando” continuò la donna “Ho sentito dire da voi che…siete dei lupi mannari…l’avete ucciso voi quell’uomo?”

“Oh no…no, no, no!” esclamò imbarazzato Robin “Non siamo lupi mannari…perché esistono?” terminò con un sorriso sforzato che faceva capire che mentiva.

“Beh…perché io…lo sono…e sono sicura che uno di voi lo è…lo sento, lo avverto” continuò la ragazza con una voce leggermente più sicura di prima.

I due uomini erano sorpresi da quell’affermazione.

Quindi, forse, non sono stato per forza io. Può essere stata anche questa ragazza…però…carina!

I pensieri si susseguivano nella mente di Oz…a volte attinenti all’omicidio, a volte…no.

“Tu…tu sei un…licantropo?” domandò Oz con voce alterata.

“Si. Da quando avevo otto anni…anche tu lo sei…lo avverto” rispose la donna.

Oz annuì. I due si fissarono per un lungo minuto fin quando Robin non interruppe quel contatto.

“Oh…ok…allora…che ne dite di scoprire il colpevole?” domandò Robin per interrompere quel lungo momento così imbarazzante per lui. Aveva un finto entusiasmo. Ben presto si accorse di aver detto la cosa sbagliata. I due licantropi guardarono storto l’uomo e poi la donna disse “Ok…facciamolo…non riesco ad avere questo peso. Concludiamo presto questa faccenda. Io…io mi chiamo Rose. Piacere di conoscervi”. I due uomini strinsero la mano della donna comunicandole il proprio nome. Poi Oz disse “Io so che ogni lupo mannaro ha un pelliccia, un pelo diverso. Probabilmente se troviamo dei peli qui intorno…”

“…analizzandoli scopriremo se il licantropo era maschio o femmina” continuò Rose.

Così quella notte, dopo aver ingabbiato i due licantropi in due gabbie diverse, Robin ed una disinteressata Faith andarono nel luogo dell’omicidio. Era mezzanotte e la seconda notte di luna piena era già iniziata.

“Ma che palle…appena finiamo io vado a ballare” comunicò la ragazza con voce annoiata.

“Ora tu cerchi” ordinò Robin.

Faith borbottò qualcosa di incomprensibile e con torcia in mano imitava Robin. Stavano cercando dei peli di lupo mannaro. Era un lavoro difficilissimo. Era come trovare un ago in un pagliaio.

Per fortuna, dopo solo due ore, Faith gridò “EVVIVA! Ho trovato qui un bel gruzzoletto di peli. Probabilmente la vittima ne deve aver strappati un po’ mentre veniva aggredita”

Robin corse in direzione di Faith ed agguantò i peli che la ragazza aveva in mano.

“Si, si…sono sicuramente di lupo mannaro. Andiamo subito a casa. Li analizzerò lì”

Così i due salirono in macchina e in meno di dieci minuti giunsero in Green Drive n° 24.

Il grazioso giardinetto che circondava il piccolo palazzo, dove vivevano Robin e Faith, era illuminato da fioche luci.

La ragazza aprì il cancello e salì le scale seguita da Robin.

Ma, quando giunsero al primo piano, una porta si aprì. Apparve, dietro questa, una graziosa nonnina con capelli bianchi e corti ed un volto rugoso ma che dava fiducia e, in un certo senso, affetto. Aveva degli occhi chiari ed indossava una camicia da notte bianca.

“Oh…salve. Come va? Avete sentito questi strani ululati? Sembrano provenire dal secondo piano!” esclamò l’anziana signora. Robin e Faith si guardarono negli occhi imbarazzati, poi la ragazza disse “Ehm…buonasera Madame Loriètte…si gli abbiamo sentiti anche noi…ma non sembrano provenire dal secondo piano. Io credo che provengano dalla campagna…saranno quei cani randagi…lei sa, vero?”

“Oh…si, si…brutta faccenda quella…ma mica i cani randagi ululano” rispose non convinta Madame Loriètte.

“Probabilmente saranno dei bastardi…mezzi lupi” intervenne Robin.

“Già…già!” esclamò la vecchia donna “Sentite…che ne dite di venire a bere un tè in casa mia? Ho fatto anche dei biscottini delizios…”

“Oh…no, no, grazie lo stesso signora…ma sa…abbiamo mooolto sonno” risposero all’unisono Faith e Robin.

“Oh…si, certo. Buonanotte!” augurò l’anziana donna che chiuse la porta con un sorriso.

“Fiuuuù…l’abbiamo scampata bella!” esclamò Faith.

I due, allora, salirono le scale e giunsero nel proprio appartamento. Il soggiorno era occupato da due poco resistenti gabbie dove erano imprigionati i due licantropi.

“Le corde che abbiamo utilizzato per tappargli il muso non hanno funzionato” comunicò Faith alla vista dei licantropi “Si saranno rotte durante la metamorfosi”

Robin non ascoltò. Stava prendendo il microscopio per analizzare i peli.

Faith un po’ offesa si avvicinò all’uomo cercando di attirare l’attenzione

“Ehm…dove hai imparato tutte queste cose?”

“Uhm? Cosa? Ah…si…si…ehm…me le ha insegnate l’osservatore di mia madre…sai…dopo la sua morte mi ha cresciuto lui…grand’uomo!” rispose vagamente Robin.

Faith si spostò e si diresse verso le due gabbie. Osservava quelle creature tanto mostruose che, però, erano sempre degli esseri umani.

L’alba giunse, questa volta più in fretta. I due licantropi immediatamente ritornarono uomini e si vestirono .

“Allora…avete trovato qualcosa…avete scoperto qualcosa?” chiese cautamente Oz.

“Ehm…si…abbiamo trovato dei peli di lupo mannaro. Questa notte gli ho analizzati ed…beh o scoperto che sono…mi dispiace Rose…ma sono peli di un licantropo femmina”

La ragazza bionda si accasciò sconvolta sul divano. Le lacrime rigavano il suo candido viso rendendolo umido. Oz si sedette sul divano e strinse a se la donna che cominciò a piangere.

Le braccia del licantropo stringevano la ragazza accanto a se, cercando di consolarla, e cercando di far cessare quel pianto che impregnava la camera di dolore.

 

 

Fine Primo Episodio